La cosiddetta vita di veglia degli uomini non è che uno stato di torpore e di stordimento. Infatti, se consideriamo il nostro stato di spiriti "incarnati", sottoposti ai limiti spazio-temporali della materia e alla pesantezza dei nostri ragionamenti logici, ci accorgiamo facilmente che la nostra coscienza è molto nebulosa. Perciò, quando cessano i violenti stimoli del mondo esteriore, la percezione attraverso i sensi e il tumulto dei sentimenti e dei pensieri, allora, quando cioè il sonno ha chiuso i nostri occhi, forse c'è la possibilità di uno stato di maggior coscienza e quindi una possibile conoscenza attraverso altri strumenti. Avendo in mente tutto ciò, la tradizione ci ha trasmesso un esercizio che può aprire la via della conoscenza, allargando allo stesso tempo la nostra consapevolezza. In linee generali l'esercizio, che va fatto di sera, consiste nell'immaginare di salire su un monte e di vedere il sole sorgere dietro di esso fino a che, giunti sulla cima del monte, il sole è sopra di noi, allo zenit. Ci addormentiamo subito dopo, convincendoci che quello è ciò che effettivamente accadrà interiormente, al di là della soglia del sonno, durante la notte e, al mattino, subito dopo esserci ben svegliati, immaginiamo di discendere il monte vedendo contemporaneamente il sole tramontare. La pratica di questo esercizio, oltre a stimolare il funzionamento di capacità potenziali del nostro profondo, durante il sonno, è importante per farci avvertire quel senso di rientro nella materia, per farcene sentire i limiti, contrapposti alla potenza della luce interiore e per affrontare l'attività quotidiana con la coscienza di essere degli spiriti imprigionati. A questo punto nasce spontanea la domanda: Perché sole di "mezzanotte"? L'uomo, come tutto ciò che è nel mondo della dualità, ha in sè un uomo esteriore e un uomo interiore. Durante il giorno, il sole (la vita) è nell'uomo esteriore come sole fisico, mentre la luna, l'inconscio, se vogliamo le tenebre, sono nell'uomo interiore schiacciato da Malchut. Di notte invece, le polarità si capovolgono: la luna è nell'uomo esteriore come sonno, scoprendo nell'uomo interiore il sole, quel sole invitto che è poi l'Io sono della consapevolezza. Il nostro compito, mi sembra quasi superfluo il dirlo, è di lasciare spazio a questo sole sia nell'uomo interiore, che in quello esteriore, affinchè questo possa manifestare ciò che ha dentro. Il sole di mezzanotte è la luce in contrapposizione alle tenebre, è la vita che splende nelle tenebre e che le tenebre sono molto restie a ricevere; il sole di mezzanotte è il Cristo che nasce in una caverna all'incirca nel giorno del solstizio d'inverno, cioè quando la luce sulla terra si fa più avara, e cioè il momento della nascita del sole in noi (prima che esso tutto trasmuti e tutto illumini); è il primo momento del risveglio, la fecondazione delle tenebre, della luna, della madre, da parte del padre, per far nascere il figlio. In questo quadro allora, il solstizio d'inverno rappresenta il punto di passaggio dalla vita alla morte e, contemporaneamente, quello dalla morte alla vita. Infatti simbolicamente, rappresenta la morte dell'uomo esteriore, del personaggio e la discesa nell'inconscio, nell'interiora terrae per trovare il sole di mezzanotte, la pietra occulta, e quindi, la possibilità di sfuggire al sonno, di riscattare le tenebre è il centro del periodo che va dall'autunno alla primavera, l'initium del cammino. Il sole di mezzanotte è la scintilla consapevole nella materia, che la rende in continua trasformazione. Il sole di mezzanotte è il punto di partenza per rompere l'individualità, cioè quel complesso di tanti piccoli falsi "uno" e quindi è il punto di partenza per aprire la comunicazione con la vera unità. Il sole di mezzanotte è come il sole di primavera che scioglie la neve, cioè il condensamento, la forma, e trasmuta il ghiaccio in acqua e l'acqua in vapore liberandola dai legami più pesanti. Il sole di mezzanotte è, infine, anche la parola perduta, che è stata fatta carne per ritrovarsi ed abita costantemente fra noi, ma noi non ce ne rendiamo quasi mai conto.
Ciò che da tempo cerco di capire, ciò che vorrei sinceramente comprendere è perchè Dio ha avuto bisogno di creare l'uomo. L'uomo che Dio ha creato non è certo quello che oggi si vede, ma perchè l'Essere Assoluto, il Tutto, l'Uno Perfetto ha dovuto creare l'uomo? Le sofferenze che ogni essere umano porta con se dalla nascita alla morte e così avanti per una quantità infinita di incarnazioni sono certamente causa dei suoi comportamenti e delle sue azioni, ma la domanda rimane comunque, perchè il Signore ha dovuto creare l'uomo. Si aspettava forse Egli che la sua creatura non lo avrebbe mai tradito, non avrebbe mai disobbedito ai suoi comandamenti? Eppure lo ha fatto, ed Egli lo ha precipitato nella regione dei Padri e delle Madri ove si soffre per nascere e per morire. Ma continuo a chiedermi perchè Signore mi hai creato se essendo tu a conoscenza che avrei potuto tradirti e subire, di conseguenza, la tua Giusta punizione, sapevi che avrei passato periodi infiniti in questo mondo materiale a subire tutto il male che giornalmente mi si presenta. E una risposta non la trovo...
(Martinez de Pasqually ,"Trattato sulla reintegrazione degli esseri")
“Prima del tempo, Dio emanò degli esseri spirituali, per la sua propria gloria, nella sua immensità divina. Questi esseri avevano da esercitare un culto che la Divinità aveva loro fissato con delle leggi, dei precetti e dei comandamenti eterni. Essi erano dunque liberi e distinti dal Creatore e non si può loro rifiutare il libero arbitrio con il quale essi sono stati emanati, senza distruggere in essi la facoltà, la proprietà e la virtù spirituale e personale che loro erano necessarie per operare con precisione nei limiti in cui dovevano eserecitare la loro potenza. Era positivamente in questi limiti che questi primi esseri spirituali dovevano rendere culto per il quale erano stati emanati. Questi primi esseri non possono negare né ignorare le convenzioni che il Creatore aveva fatto con essi, dando loro delle leggi, dei precetti e dei comandamenti, poiché era su queste convenzioni sole che era fondata la loro emanazione”
Benvenuti
“Sii il benvenuto, viandante della Grande Opera, in queste pagine ove trattiamo vie che possono esserti d’aiuto.
Qui si tratta della Strada Universale, poiché ovunque tu vada vi è l’Essenza della Grandiosità del Sé.”
2 commenti:
UNA CONSIDERAZIONE
La cosiddetta vita di veglia degli uomini non è che uno stato di torpore e di stordimento. Infatti, se consideriamo il nostro stato di spiriti "incarnati", sottoposti ai limiti spazio-temporali della materia e alla pesantezza dei nostri ragionamenti logici, ci accorgiamo facilmente che la nostra coscienza è molto nebulosa. Perciò, quando cessano i violenti stimoli del mondo esteriore, la percezione attraverso i sensi e il tumulto dei sentimenti e dei pensieri, allora, quando cioè il sonno ha chiuso i nostri occhi, forse c'è la possibilità di uno stato di maggior coscienza e quindi una possibile conoscenza attraverso altri strumenti.
Avendo in mente tutto ciò, la tradizione ci ha trasmesso un esercizio che può aprire la via della conoscenza, allargando allo stesso tempo la nostra consapevolezza.
In linee generali l'esercizio, che va fatto di sera, consiste nell'immaginare di salire su un monte e di vedere il sole sorgere dietro di esso fino a che, giunti sulla cima del monte, il sole è sopra di noi, allo zenit. Ci addormentiamo subito dopo, convincendoci che quello è ciò che effettivamente accadrà interiormente, al di là della soglia del sonno, durante la notte e, al mattino, subito dopo esserci ben svegliati, immaginiamo di discendere il monte vedendo contemporaneamente il sole tramontare.
La pratica di questo esercizio, oltre a stimolare il funzionamento di capacità potenziali del nostro profondo, durante il sonno, è importante per farci avvertire quel senso di rientro nella materia, per farcene sentire i limiti, contrapposti alla potenza della luce interiore e per affrontare l'attività quotidiana con la coscienza di essere degli spiriti imprigionati.
A questo punto nasce spontanea la domanda: Perché sole di "mezzanotte"?
L'uomo, come tutto ciò che è nel mondo della dualità, ha in sè un uomo esteriore e un uomo interiore.
Durante il giorno, il sole (la vita) è nell'uomo esteriore come sole fisico, mentre la luna, l'inconscio, se vogliamo le tenebre, sono nell'uomo interiore schiacciato da Malchut. Di notte invece, le polarità si capovolgono: la luna è nell'uomo esteriore come sonno, scoprendo nell'uomo interiore il sole, quel sole invitto che è poi l'Io sono della consapevolezza. Il nostro compito, mi sembra quasi superfluo il dirlo, è di lasciare spazio a questo sole sia nell'uomo interiore, che in quello esteriore, affinchè questo possa manifestare ciò che ha dentro.
Il sole di mezzanotte è la luce in contrapposizione alle tenebre, è la vita che splende nelle tenebre e che le tenebre sono molto restie a ricevere; il sole di mezzanotte è il Cristo che nasce in una caverna all'incirca nel giorno del solstizio d'inverno, cioè quando la luce sulla terra si fa più avara, e cioè il momento della nascita del sole in noi (prima che esso tutto trasmuti e tutto illumini); è il primo momento del risveglio, la fecondazione delle tenebre, della luna, della madre, da parte del padre, per far nascere il figlio.
In questo quadro allora, il solstizio d'inverno rappresenta il punto di passaggio dalla vita alla morte e, contemporaneamente, quello dalla morte alla vita. Infatti simbolicamente, rappresenta la morte dell'uomo esteriore, del personaggio e la discesa nell'inconscio, nell'interiora terrae per trovare il sole di mezzanotte, la pietra occulta, e quindi, la possibilità di sfuggire al sonno, di riscattare le tenebre è il centro del periodo che va dall'autunno alla primavera, l'initium del cammino.
Il sole di mezzanotte è la scintilla consapevole nella materia, che la rende in continua trasformazione.
Il sole di mezzanotte è il punto di partenza per rompere l'individualità, cioè quel complesso di tanti piccoli falsi "uno" e quindi è il punto di partenza per aprire la comunicazione con la vera unità.
Il sole di mezzanotte è come il sole di primavera che scioglie la neve, cioè il condensamento, la forma, e trasmuta il ghiaccio in acqua e l'acqua in vapore liberandola dai legami più pesanti.
Il sole di mezzanotte è, infine, anche la parola perduta, che è stata fatta carne per ritrovarsi ed abita costantemente fra noi, ma noi non ce ne rendiamo quasi mai conto.
(da “La Tradizione Esoterica)
Ciò che da tempo cerco di capire, ciò che vorrei sinceramente comprendere è perchè Dio ha avuto bisogno di creare l'uomo. L'uomo che Dio ha creato non è certo quello che oggi si vede, ma perchè l'Essere Assoluto, il Tutto, l'Uno Perfetto ha dovuto creare l'uomo? Le sofferenze che ogni essere umano porta con se dalla nascita alla morte e così avanti per una quantità infinita di incarnazioni
sono certamente causa dei suoi comportamenti e delle sue azioni, ma la domanda rimane comunque, perchè il Signore ha dovuto creare l'uomo. Si aspettava forse Egli che la sua creatura non lo avrebbe mai tradito, non avrebbe mai disobbedito ai suoi comandamenti? Eppure lo ha fatto, ed Egli lo ha precipitato nella regione dei Padri e delle Madri ove si soffre per nascere e per morire. Ma continuo a chiedermi perchè Signore mi hai creato se essendo tu a conoscenza che avrei potuto tradirti e subire, di conseguenza, la tua Giusta punizione, sapevi che avrei passato periodi infiniti in questo mondo materiale a subire tutto il male che giornalmente mi si presenta. E una risposta non la trovo...
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